MOZIONE DEL CONSIGLIO FEDERALE E DELL’ESECUTIVO REGIONALE DI EUROPA VERDE/VERDI EMILIA-ROMAGNA

Il Consiglio federale regionale e l’Esecutivo regionale di Europa Verde/Verdi Emilia-Romagna, riuniti in seduta congiunta il 4 marzo 2022 osservano che

  • nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 febbraio 2022 il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha lanciato un’imponente offensiva militare armata contro l’Ucraina e il suo popolo, invadendo il territorio ucraino con propri mezzi corazzati. L’aggressione è stata avviata al termine di un messaggio televisivo nel corso del quale Vladimir Putin ha annunciato di aver deciso di “svolgere un’operazione militare speciale e mirata” in Ucraina orientale. Da quelle ore stiamo assistendo ad un’escalation dell’attacco militare condotto con mezzi militari e armi sia di terra sia d’aria. Un’escalation che, dopo il reattore di Chernobyl, ha visto prendere di mira anche una centrale nucleare.
  • Si tratta con tutta evidenza di una aggressione militare folle, ingiustificata e ingiustificabile, che pertanto Europa Verde/Verdi Emilia-Romagna condanna con fermezza, dal momento che costituisce una chiara violazione dei diritti umani, del diritto internazionale e della sovranità di un popolo e del suo diritto all’autodeterminazione.
  • Le immagini che continuano a giungere dall’Ucraina mostrano con drammatica evidenza l’effetto dell’attacco operato dalle forze militari russe: dalle morti di civili innocenti e di militari, ai feriti, alle devastazioni di edifici, strade, pezzi del Paese.
  • Un’intera popolazione civile indifesa è costretta a scegliere se nascondersi nei bunker e nelle metropolitane per cercare di proteggersi dai bombardamenti, o se restare e provare a resistere all’invasione russa o, infine, se rifugiarsi all’estero. Sono ormai decine di migliaia le persone, in particolare donne e bambini, che hanno scelto la via della fuga dalle loro case e dalla loro vita. Una fuga che porterà ad un importante flusso di profughi, ai quali bisogna prestare ogni necessario aiuto umanitario, dall’accoglienza in su.
  • In risposta all’invasione dell’Ucraina sono state decretate sanzioni economiche a carico della Federazione Russa, come ad esempio la sospensione delle banche russe dai pagamenti attraverso il circuito Swift, quali strumenti di pressione non armata per  far cessare l’invasione e giungere al ritiro dei mezzi militari russi e alla sospensione degli attacchi aerei. Si tratta di misure che non hanno effetto immediato e che sono orientate a stimolare la dissociazione del mondo economico e finanziario russo dalla politica di aggressione del Presidente della Federazione Russa. Al momento, però, Putin ha manifestato intenzioni e lanciato minacce che vanno nella direzione opposta rispetto all’interruzione dell’offensiva militare. Mentre va tanto più apprezzato il coraggio di cittadine e cittadini russe/i che sono scesi in piazza in Russia per protestare contro l’invasione pagando questa scelta con arresti e dura repressione.
  • Questa situazione di guerra dichiarata in Ucraina, col rischio che l’incendio armato si diffonda ulteriormente, addolora e preoccupa tutti gli/le italiani/e anche ovviamente Europa Verd/Verde. Sul piano economico le forniture di gas sono arrivate a prezzi esorbitanti e rischiano di essere compromesse, sebbene sia stata annunciata la tenuta del nostro sistema di approvvigionamento energetico proveniente dall’estero, grazie al potenziamento di alcuni accordi in essere.

Tutto ciò premesso e considerato, il Consiglio federale e l’esecutivo regionale ritengono necessario:

  • attivare urgentemente aiuti economici e umanitari a favore della popolazione ucraina e dei profughi; aprire urgentemente corridoi umanitari, sostenendo le missioni umanitarie in piena sicurezza; avviare progetti di accoglienza dei profughi;
  • che l’Europa metta in campo ogni possibile sforzo a favore di un dialogo congiunto attraverso azioni diplomatiche per arrivare ad un immediato cessate-il-fuoco e alla risoluzione del conflitto a tutela dell’Ucraina e dell’Europa tutta;
  • non desistere da organizzare e partecipare a manifestazioni e iniziative che promuovano la pace e la cessazione del conflitto, come quella in programma domani 5 marzo a Roma, a cui ha aderito EuropaVerde/Verdi;
  • adoperarsi in tutte le sedi opportune per evitare che centrali nucleari e siti di stoccaggio di materiali radioattivi possano rappresentare obiettivi militari;
  • chiedere all’Agenzia internazionale per l’energia atomica di intervenire in relazione ai danni ambientali potenziali causati dalle azioni militari, con riguardo alla sicurezza dei siti, degli impianti e dei combustibili nucleari, al fine di scongiurare ogni possibile danno ambientale attivo o prevedibile;
  • prendere atto che lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili è l’unica strada per rendere il nostro paese autonomo dalla dipendenza da fonti di energia che insistono in contesti geostrategici critici, necessità resa quanto mai evidente dal conflitto in corso in Ucraina. Un impiego delle energie rinnovabili che, va da sé, è indispensabile anche per contrastare la crisi climatica;
  • impegnarsi per arrivare ad un’Europa denuclearizzata dall’Atlantico agli Urali;
  • procedere alla ratifica, da parte del nostro Paese, del Trattato di proibizione delle armi nucleari;
  • riaprire una profonda riflessione a livello europeo sulla necessità di condividere un’unica politica comunitaria estera e di difesa dell’Unione europea, che consentirebbe anche di ridurre le spese militari di ciascun Stato membro;
  • in controtendenza rispetto ai trend di aumento delle spese militari, comprese quelle del nostro Paese, promuovere iniziative a sostegno di una cultura di pace e disarmo programmato, come la petizione “Un dividendo per la pace” nata a sostegno della proposta di scienziati e di una cinquantina di premi Nobel, tra i quali Carlo Rubbia e Giorgio Parisi, di chiedere ai governi di tutto il mondo di tagliare del 2% le spese militari annuali per cinque anni al fine di creare un fondo – stimato nell’ordine dei mille miliardi di dollari al 2030 – da impiegare per combattere la crisi climatica, la povertà, le pandemie;
  • impegnarsi per sviluppare strategie di pace a medio e lungo periodo in grado di prevenire i conflitti armati.
  • pur nella consapevolezza della richiesta che viene in direzione contraria dalla resistenza ucraina, confermare l’indisponibilità all’invio di armi, nel rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione che afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti; mentre si ritiene legittimo riflettere sulla possibilità di prevedere un intervento delle forze dell’Onu come forza di interposizione, al fine di giungere ad una tregua militare per poi gradualmente ristabilire la pace. In caso di fallimento dei Colloqui negoziali avviati tra Russia e Ucraina per giungere al cessate-il-fuoco, subordinare l’invio di armi ad un pronunciamento dell’Assemblea generale dell’Onu

Bologna, 4 marzo 2022

Categorie: Notizie

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