Uno slogan molto auto-consolatorio che non corrisponde alla realtà. La visione verde in tutta Europa rende possibile una vera svolta ecologista della società e conseguentemente delle scelte anche economiche

di Paolo Galletti, portavoce Europa Verde-Verdi Emilia-Romagna


Bologna città più progressista d’Italia? Uno slogan molto autoconsolatorio che non corrisponde alla realtà. Se per offerta culturale, polo del cinema, studi politici con il Mulino e non solo, Scienze religiose con il Centro fondato da Alberigo, una certa capacità di integrazione, alcune eccellenze economiche, Bologna si può dire progressista. Ma ci sono invece questioni dove sconta ritardi da colmare.

Prendiamo la Sanità, dove Bologna vanta primati per cure specialistiche. Sulla prevenzione primaria delle malattie degenerative non esiste un vero impegno: manca addirittura il registro tumori, unica provincia del Nord Italia a non averlo. Per non parlare della tanto sbandierata medicina di prossimità e domiciliare, dove i buoni propositi si scontrano con le scarsissime realizzazioni, mentre prospera la sanità privata convenzionata con il pubblico.

Qualità dell’aria e rumore. Qui siamo veramente al di sotto della sostenibilità. Disatteso il referendum che chiedeva la chiusura del centro storico (A Ravenna l’hanno chiuso negli anni ‘70!) la città si e riempita di auto in ogni luogo. Il progetto di tramvia veloce (finanziato negli anni ’90), bocciato dalla Giunta Guazzaloca perché toglieva spazio alle auto, si presenta oggi in grave ritardo e con vari problemi di progettazione. Firenze (che aveva i finanziamenti come Bologna e che li ha utilizzati) ha già realizzato la tramvia veloce con grande successo.

Anche il Servizio Ferroviario Metropolitano, la vera metropolitana di superficie, langue da anni. Era parte integrante del patto tra istituzioni locali, Ferrovie e comitati cittadini per far passare l’Alta Velocità. In qualsiasi città europea esiste un servizio ferroviario metropolitano con cadenze ravvicinate ed orari anche notturni che viene utilizzato in modo interclassista da manager ed operai seduti di fianco. Qui il treno è residuale e solo per chi non può permettersi l’auto.

Mobilità ciclistica. Senza scomodare grandi città europee guardiamo Ravenna, Ferrara, altre città emiliane. A Bologna usare la bicicletta è un rischio severo per la propria incolumità.

La qualità dei corsi d’acqua che la attraversano è pessima. Rendere balneabili le acque della città metropolitana e quindi di Bologna è un obiettivo realizzabile. Allora sì che potrebbe tornare la città del Nettuno.

La forestazione ed i corridoi ecologici. Altro che taglio a raso della vegetazione fluviale. Occorre mettere in connessione gli Appennini con la pianura. Consumo del suolo. Anche qui nuovi poli logistici nei pressi di svincoli autostradali che impermeabilizzano per sempre territorio agricolo. Agricoltura industrializzata che distrugge la fertilità dei terreni, inquina le acque, desertifica il paesaggio.

Le energie rinnovabili: si spacciano per ecologici gli autobus a metano per non parlare di quelli diesel. Mobilità solo elettrica ed energia ricavata dal solare su capannoni, pensiline, edifici industriali. Ci si attarda su un modello che non ha futuro di fronte al riscaldamento globale ed alle nuove tendenze degli stessi mercati. Non ha insegnato nulla il fallimento di colossi cooperativi dell’edilizia che si ostinavano a puntare sulle grandi opere e non sulla manutenzione e ristrutturazione dell’esistente.

Ci sono concrezioni di poteri che difendono i propri privilegi e profitti e condizionano pesantemente le scelte della politica che dovrebbe invece avere il bene comune come orizzonte.

Per questo la scelta di dare voce ai Verdi-Europa Verde è una garanzia di autonomia della politica da condizionamenti di parte. La visione verde in tutta Europa rende possibile una vera svolta ecologista della società e conseguentemente delle scelte anche economiche.

Di fronte al drammatico avanzare del riscaldamento globale, per dirla con Franco Battiato “non servono tranquillanti o terapie. Ci vuole un’altra vita”.

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